Enpaf, proposta di legge per rivedere obbligo e proporzionalità contributi

Abolire l’obbligo Enpaf di dipendenti e disoccupati e ridefinire il contributo in base al reddito: questi i principali contenuti della P.d.l. dell’on Gribaudo.

È stata presentata, su iniziativa dell’onorevole Chiara Gribaudo, la Proposta di legge (P.d.l.) n. 3076 in merito all’obbligo di iscrizione all’Ente nazionale previdenza e assistenza farmacisti (Enpaf) per i farmacisti dipendenti e disoccupati. La proposta, fortemente voluta dal Comitato No Enpaf, è volta a rivedere l’attuale legislazione in materia, che risale al 1946. «La legge in questione (art.21 n.233 del 1946) – dichiara in una nota il Comitato – obbliga tutti gli iscritti all’Albo professionale, all’iscrizione d’ufficio anche alla cassa di previdenza senza distinzione tra farmacisti liberi professionisti e dipendenti. Ciò comporta che i farmacisti dipendenti abbiano due previdenze obbligatorie, Inps (in quanto lavoratori dipendenti) ed Enpaf (in quanto farmacisti iscritti all’Albo). Due previdenze, dunque, con un unico lavoro».

Le categorie che la P.d.l. dispenserebbe dall’obbligo.

Enpaf La Proposta di legge si focalizza principalmente sulla tutela delle categorie di farmacisti economicamente più deboli e quindi spesso in difficoltà nell’adempiere all’obbligo previdenziale. L’articolo 1 della P.d.l. passa in rassegna le casistiche in questione, proponendo di dare agli interessati la possibilità di scegliere se annullare o mantenere l’iscrizione all’Enpaf. «A decorrere dal 1° gennaio 2022 – si legge nel testo – l’iscrizione all’Ente nazionale di previdenza e assistenza farmacisti e la conseguente contribuzione, ai sensi della presente legge, è obbligatoria solo per coloro i quali esercitano effettivamente una delle attività indicate all’articolo 1 del decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 258, in qualità di liberi professionisti. Possono optare per l’annullamento dell’iscrizione all’Enpaf coloro i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono iscritti all’albo dei farmacisti e si trovano in una delle seguenti condizioni: sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie, sono disoccupati, anche in assenza di iscrizione a un centro per l’impiego, sono inoccupati, anche in assenza di iscrizione a un centro per l’impiego, stanno svolgendo attività di stage o di tirocini».

Chiesta anche una revisione dell’entità dei contributi.

L’articolo 2 è incentrato sulle modalità attraverso le quali la proposta di legge chiede di rivedere i termini della contribuzione degli iscritti all’Enpaf. «La nostra organizzazione – afferma il Comitato No Enpaf – ha fortemente voluto aggiungere a questa proposta di legge un articolo che riguardasse il criterio di proporzionalità dei contributi dovuti dai farmacisti che rimarranno iscritti alla propria cassa di previdenza. Questo articolo va incontro ai farmacisti borsisti o con partita Iva a basso reddito, ad esempio quelli con un reddito netto che supera di poco i 10.000 euro annui». Con l’articolo 2, se la P.d.l. venisse approvata, viene proposto l’adeguamento, da parte dell’Enpaf, dei propri regolamenti al criterio di proporzionalità fra contribuzione e reddito degli iscritti entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Si chiede, inoltre, di abolire l’obbligo di versare i contributi di solidarietà per gli iscritti che si trovano in una delle condizioni già citate nell’articolo 1, comma 2, ovvero le stesso che possono optare per l’annullamento dell’obbligo d’iscrizione all’Ente.

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