Crediti Ecm 2020-2022, come ottenerli con l’autoformazione

In vista della chiusura del triennio formativo 2020-2022, la Fofi ricorda come conseguire i crediti Ecm attraverso le attività di formazione individuale.

Il triennio formativo 2020-2022 è ormai in chiusura. Ai professionisti che devono ancora completare i 150 crediti stabiliti dalla Commissione nazionale per la formazione continua (Cnfc), al netto di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni individuali, la Federazione ordini farmacisti (Fofi) ricorda che è possibile acquisirli anche attraverso attività di formazione individuale. L’autoformazione può essere svolta per un limite massimo pari al 20% dell’obbligo formativo triennale individuale. «Utilizzando l’autoformazione – spiega la Fofi -, il professionista sanitario può acquisire crediti da autoapprendimento, a seguito di istanza di riconoscimento relativa all’effettuazione di una delle attività di seguito elencate e in funzione dell’impegno orario autocertificato nell’apposita domanda. Le attività includono l’utilizzazione individuale di materiali durevoli e sistemi di supporto per la formazione continua preparati e distribuiti da provider accreditati, la lettura di riviste scientifiche, di capitoli di libri e di monografie non preparati e distribuiti da provider accreditati Ecm e privi di test di valutazione, ulteriori tipologie di autoformazione individuate dalle Federazioni e dagli ordini sulla base delle esigenze delle specifiche professioni».

Autoformazione specifica per farmacisti.

Oltre alle attività sopra citate, il Comitato Centrale della Fofi ha individuato altre modalità di formazione individuale per i farmacisti. Tra queste, la Federazione indica la partecipazione a riunioni del Consiglio Nazionale o assemblee degli iscritti nelle quali si trattano temi di aggiornamento professionale; corsi, incontri, eventi, attività di aggiornamento professionale di vario tipo organizzati o promossi dalla Federazione, dagli Ordini territoriali, da Associazioni professionali, da Società scientifiche o altri soggetti con esperienza in campo sanitario; eventi di volontariato svolti dai farmacisti italiani e, in particolare, quelli realizzati dal Banco Farmaceutico o dall’Associazione nazionale farmacisti volontari per la Protezione civile; organismi locali di vigilanza sulle farmacie. È inoltre valida la lettura delle pubblicazioni ufficiali della Fofi, come il testo “Covid-19: la vaccinazione in farmacia. Vademecum per i farmacisti” e la rivista “ilFarmacista – Organo ufficiale della Federazione ordini farmacisti italiani”.

Altre ipotesi per conseguire crediti.

La Commissione nazionale prevede ulteriori ipotesi per ottenere crediti attraverso attività formative non erogate da provider, che rientrano nella formazione individuale. Tra queste si annovera l’attività di ricerca scientifica attraverso pubblicazioni scientifiche, le sperimentazioni cliniche, il tutoraggio individuale e l’attività di formazione individuale all’estero.

Consiglio del farmacista, la guida Fip sulla gestione del mal di gola

La Fip ha pubblicato una nuova guida per supportare i farmacisti nella gestione dei pazienti con mal di gola.

Il mal di gola è un disturbo per il quale ci si rivolge spesso direttamente al farmacista. Per tale motivo l’International pharmaceutical federation (Fip) ha pubblicato una guida rapida di riferimento, intitolata “Sore throat. Quick reference guide for pharmacists”. Il testo, inteso come un’integrazione alla guida del 2021 “Empowering self-care: a handbook for pharmacists”, fornisce un focus specifico su quanto si possa fare in farmacia per curare efficacemente il mal di gola, evitando al paziente di ricorrere al medico di medicina generale se non necessario. Come si legge nel testo, la Fip ritiene che i farmacisti possano anzitutto indagare in modo approfondito sulle cause del mal di gola per comprendere la natura del disturbo, consigliando il rimedio più opportuno per alleviare i sintomi. Laddove è possibile, è anche molto utile l’uso di test rapidi diagnostici, in modo da evitare l’uso inappropriato di antibiotici, spesso somministrati senza reale necessità proprio per il mal di gola.

Dalle cause al consiglio.

La guida della Fip fornisce un metodo per arrivare a formulare il consiglio più efficace ai pazienti con mal di gola. La prima sezione è dedicata alla comprensione delle cause del disturbo, che possono essere di natura infettiva o meno. Vengono poi esaminati i sintomi riferiti dal paziente che possono suggerire la presenza o meno di infezione batterica o virale. Alcune farmacie in vari paesi del mondo sono già in grado di eseguire test point-of-care per rilevare la presenza di streptococco, un grande supporto per arrivare a una corretta diagnosi. La guida della Fip analizza poi le varie terapie farmacologiche disponibili per la cura del mal di gola e i consigli non farmacologici che il farmacista può dare ai pazienti per una migliore gestione dei sintomi. Questo approccio è fondamentale, secondo la Fip, anche per evitare la somministrazione non necessaria di antibiotici, andando a gravare sulla già critica situazione dell’antibiotico-resistenza nel mondo.

Promuovere l’automedicazione consapevole.

Come sottolinea la Fip, il farmacista è il professionista più adatto a guidare i cittadini verso un’automedicazione sempre più consapevole e informata. «L’automedicazione – spiga Rúben Viegas, coordinatore dei progetti di sviluppo e trasformazione della pratica Fip e autore della guida – è un pilastro fondamentale della copertura sanitaria universale per il ruolo importante che svolge nella sostenibilità dei sistemi sanitari stessi. Questa guida di riferimento rapido indica il mal di gola come una condizione per la quale i farmacisti sono nella posizione ideale per supportare l’automedicazione informata, offrendo un contributo sostanziale e consentendo ai pazienti di fare scelte sanitarie migliori e condurre una vita più sana».

Vaccini Covid e influenza, Fofi: «È under 38 metà dei farmacisti iscritti ai corsi»

La Fofi ha fatto sapere che il 50% dei farmacisti iscritti ai corsi per la somministrazione dei vaccini in farmacia è under 38.

«I farmacisti di comunità hanno dato e continuano a dare un supporto fondamentale nella somministrazione dei vaccini anti-Covid. E altrettanto importante è il contributo della categoria alla campagna antinfluenzale, che può contare su circa 20mila professionisti abilitati all’inoculazione dei vaccini sul territorio nazionale, ai quali si andranno ad aggiungere i farmacisti attualmente impegnati nella III edizione del percorso formativo per la “Somministrazione in sicurezza del vaccino antinfluenzale nelle Farmacie” realizzato dall’Istituto superiore di sanità e dalla Fofi in collaborazione con la Fondazione Cannavò. Il corso, a tre settimane dall’avvio, registra quasi 4mila iscrizioni, di cui il 50% sono giovani farmacisti under 38. Analoghe percentuali si riscontrano per il corso, attualmente in svolgimento, che abilita alla somministrazione del vaccino anti-Covid».

La partecipazione registrata.

«Registriamo con grande soddisfazione l’elevata partecipazione ai corsi abilitanti da parte dei farmacisti più giovani, non soltanto per la vaccinazione antinfluenzale ma anche per quella contro il Covid», ha evidenziato Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi). Secondo il dirigente si tratta di «una conferma di quanto anche i colleghi più giovani siano consapevoli del ruolo che sono chiamati a svolgere e dell’importanza di ampliare il proprio bagaglio di competenze per rispondere ai bisogni di salute delle comunità in cui operano. Con le vaccinazioni, i farmacisti di comunità si confermano un punto di riferimento per i cittadini, grazie loro alla capacità di accogliere, rassicurare e offrire servizi sanitari, nel pieno spirito della Farmacia dei servizi».

La fiducia dei giovani farmacisti.

Carolina Carosio, presidente Fenagifar, ha evidenziato che «siamo fiduciosi che la strada intrapresa sia quella corretta. Del resto, se oltre il 50% dei giovani farmacisti ha partecipato al percorso formativo proposto è evidente che ci sia un alto grado di consapevolezza su quanto queste nuove competenze possano concretamente fare la differenza sul territorio. D’altro canto, non poteva essere diversamente, vista la fiducia riposta da parte dei cittadini nella nostra professione».

Prevenzione e cura del cancro, la guida Fip sul contributo del farmacista

Dalla prevenzione allo screening fino all’assistenza al malato, la Fip illustra in un manuale il ruolo del farmacista nella gestione del cancro.

“Cancer care. A handbook for pharmacists” è un manuale redatto dall’International pharmaceutical federation (Fip) per supportare i farmacisti nella gestione di servizi dedicati ai malati di cancro. La Federazione considera, infatti, questa categoria di professionisti sanitari particolarmente adatta a seguire molteplici aspetti della patologia, collaborando a stretto contatto con medici ed equipe di operatori sanitari. «Considerando le complesse implicazioni coinvolte nella cura del cancro – scrive la Fip nell’introduzione del testo – i farmacisti si trovano nella posizione ideale per dare un prezioso contributo alla salute e al benessere dei pazienti attraverso la loro esperienza, accessibilità e integrazione all’interno di equipe sanitarie. In particolare, i farmacisti sono essenziali nel supportare i pazienti durante tutto il continuum della cura del cancro, dalla prevenzione e screening all’educazione, monitoraggio e follow-up».

I servizi per la prevenzione.

Diversi servizi attivabili in farmacia sono utili a migliorare lo stato di salute generale dei cittadini e a prevenire diverse patologie, tra cui il cancro. Per tale motivo, la Fip propone un’analisi dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di forme tumorali, esaminando il ruolo che il farmacista può avere nel promuovere uno stile di vita sano, con servizi e consigli mirati a seguire un regime dietetico equilibrato, a smettere di fumare, a non esporsi ai raggi ultravioletti senza protezione e a limitare e gestire l’esposizione a fattori inquinanti. Come si legge nel manuale «si stima che tra il 30 e il 50% di tutti i casi di cancro potrebbe essere evitato. Considerando il grande onere che il cancro impone sia ai pazienti sia ai sistemi sanitari, risulta evidente l’urgenza di implementare efficaci meccanismi di mitigazione del rischio e strategie di prevenzione per ostacolare lo sviluppo e la progressione di questa malattia. I farmacisti sono ben posizionati per assumere ruoli critici nella prevenzione del cancro. Inoltre le iniziative di promozione della salute gestite dai farmacisti non contribuiscono solo a ridurre il rischio di sviluppare il cancro, ma anche a prevenire l’insorgere di altre malattie non trasmissibili, come diabete e malattie cardiovascolari». La Fip evidenzia anche il ruolo fondamentale dei farmacisti nel promuovere i benefici dei programmi di screening, ai quali la farmacia può partecipare attivamente.

La cura dei malati.

Di grande rilievo è senza dubbio anche il ruolo dei farmacisti nell’assistere e supportare i malati di cancro in tutto il percorso terapeutico fino alle cure palliative. L’approfondita conoscenza dei farmaci, delle reazioni avverse e delle interazioni tra medicinali è di grande aiuto per chi deve sostenere terapie importanti come quelle per la cura del cancro. Frequentemente i farmacisti sono anche preparatori di medicinali galenici che allestiscono su misura del paziente e possono quindi contribuire in modo significativo nell’aiutare i malati a rispettare l’aderenza terapeutica. «Esiste una vasta gamma di classi di trattamento per curare il cancro – afferma la Fip -. In generale, le terapie possono rientrare in diverse categorie. Da un lato ci sono trattamenti che mirano a curare il cancro a scopo terapeutico e altri volti al mantenimento di un’adeguata qualità della vita, assunti a scopo palliativo. Dall’altro lato, i trattamenti possono essere considerati neoadiuvanti laddove il loro obiettivo è quello ridurre le dimensioni del tumore prima di altri trattamenti, come la chirurgia o la radioterapia. Se, invece, l’obiettivo è distruggere le cellule tumorali rimanenti dopo altre forme di trattamento, allora il trattamento si definisce coadiuvante». Il manuale della Fip affronta tutte le principali farmacoterapie oggi utilizzate per accrescere il livello di conoscenza dei farmacisti.

Pochi farmacisti collaboratori, Comitato No Enpaf: «Si è tirata troppo la corda»

In una lettera aperta la farmacista Alessandra Lo Balbo, in rappresentanza del Comitato No Enpaf, spiega perché i farmacisti si allontanano dalla farmacia.

Alessandra Lo Balbo, farmacista e rappresentante del Comitato No Enpaf, riassume in una lettera aperta le ragioni che ritiene alla base dell’attuale difficoltà per i titolari di farmacia di trovare collaboratori da inserire nei propri presidi. «Essendo una farmacista e una rappresentante del Comitato No Enpaf – scrive Lo Balbo -, un comitato spontaneo formato da farmacisti dipendenti e disoccupati, ho la possibilità ogni giorno di raccogliere testimonianze dirette e punti di vista di chi quotidianamente lavora in farmacia». La farmacista prosegue quindi individuando le questioni più spinose che spingono i farmacisti a cercare di fare carriera in ambiti diversi rispetto alla farmacia territoriale.

Oneri previdenziali e condizioni di lavoro.

«Voglio cominciare – dichiara Alessandro Lo Balbo – citando per primo l’Enpaf, questo argomento scottante, “l’elefante nella stanza” per tutti i farmacisti, perché tutti lo devono obbligatoriamente pagare ma sfido chiunque a trovare un farmacista soddisfatto nel farlo. Nonostante sia il motivo meno citato nei vari articoli di giornale che si leggono su questo tema, è in realtà uno di quelli che crea più disagio. I farmacisti dipendenti devono pagare due previdenze, Inps ed Enpaf. Pagare l’Enpaf significa per tantissimi colleghi non poter scegliere liberamente una seconda previdenza complementare, per altri significa rinunciare spesso a un lavoro a tempo determinato o a una sostituzione, per altri ancora significa spendere quasi la metà di quanto guadagnato (come nel caso degli stagisti). E per i colleghi che si trovano in stato di disoccupazione da più di cinque anni significa, il più delle volte, anche cancellarsi dall’albo». Un altro aspetto che Alessandra Lo Balbo sottolinea è il rapporto tra l’impegno lavorativo di un farmacista dipendente e il ritorno economico che questo percepisce, a fronte di responsabilità crescenti. «Il farmacista dipendente italiano guadagna in media 1.500 euro netti al mese – precisa Lo Balbo -, molto poco rispetto al lavoro di responsabilità (anche penale) che è chiamato a fare». La farmacista spiega infatti nella lettera che dopo la pandemia le responsabilità sono costantemente aumentate con l’introduzione di prestazioni quali i tamponi e i vaccini e altri servizi sanitari. Inoltre, gli orari di lavoro sono spesso molto lunghi e distribuiti su turni anche di notte e nei festivi.

«La corda si sta spezzando…».

«La verità – conclude Lo Balbo – è che per un farmacista collaboratore è difficile coniugare la vita lavorativa e quella privata e, perché no, anche la vita professionale con la partecipazione ai corsi di aggiornamento e di studio o la possibilità di partecipazione alle attività degli ordini professionali, che infatti sono per la quasi totalità, tolte alcune eccezioni, in mano ai titolari di farmacia. La verità è che, negli anni, si è tirata troppo la corda e ora si sta spezzando… Da qui, un’equazione che è molto semplice, e per la quale non c’è bisogno di tanti giri di parole: se non si vogliono far scappare i farmacisti dalle farmacie o non se ne trovano di nuovi, occorre semplicemente iniziare a retribuire i farmacisti collaboratori come si deve e come si conviene a dei professionisti della salute quali siamo, e togliere loro l’obbligo Enpaf».