La doppia professione in farmacia: un’occasione persa per i non titolari.

L’articolo 102 del TULS non verrà modificato. Permane perciò il divieto per i farmacisti di esercitare una doppia professione sanitaria. Quali sono le cause e quali le conseguenze di questa iniquità, che riguarda anche i colleghi specializzati in nutrizione?

Il DDL Lorenzin che riordina le professioni sanitarie è stato approvato senza toccare l’articolo 102 del TULS.

Il 2017 verrà probabilmente ricordato come l’annus horribilis dei farmacisti italiani. Come era lecito attendersi, la maggior parte dei titolari di farmacia ha accolto con poco entusiasmo il DDL Concorrenza, che ha sancito la possibilità per il capitale di entrare nella proprietà delle farmacie. Alcuni opinionisti sostengono che il DDL Concorrenza rappresenti una pessima novità anche per i farmacisti non titolari, mentre le rappresentanze sindacali di questi ultimi paiono più ottimiste. La cattiva notizia per i farmacisti non titolari, che rappresentano ad oggi la fetta più consistente dei farmacisti italiani, è però un’altra, ovvero la mancata riforma dell’articolo 102 del TULS sul cumulo delle professioni sanitarie.

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In viaggio verso Formamico.

Questo fine settimana a Perugia ripartono i lavori di Formamico, evento formativo dove si parlerà della “farmacia delle persone”, da contrapporre a quella “farmacia dei prodotti” destinata a perdere la sfida con il capitale. Farmacisti Al Lavoro sarà presente: ecco di cosa si parlerà.

Venerdì a Perugia si terranno i lavori di Formamico. Tra i relatori Marinelli, Labrozzi, Ranaudo e Robin Good.

Questo venerdì a Perugia partiranno i lavori di Formamico, evento da molti definito il più importante corso di formazione per titolari in Italia. Fra i relatori ci saranno Damiano Marinelli, che abbiamo già incontrato in passato in un’intervista sui principali errori compiuti dalle farmacie e dai farmacisti, Angelo Labrozzi, farmacista di San Salvo noto per avere la farmacia più seguita sul web in Italia, il professor Carlo Ranaudo e Robin Good, che terrà lo speech finale. Quest’anno, anche Farmacisti Al Lavoro sarà presente, ed in questo articolo vogliamo anticipare ai nostri lettori che cosa ci aspetta.

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Il vero problema della ricetta medica.

La necessità di una prescrizione cartacea, originale e autografa, è talmente assoluta da non lasciare spazio alle eccezioni. Perchè non rendere valide, in alcuni specifici casi, le prescrizioni telefoniche, via e-mail o via fax? L’analisi, ed un sondaggio per raccogliere il parere dei colleghi, in questo editoriale di Farmacisti Al Lavoro.

Esistono alcune situazioni in cui il paziente ha delle reali difficoltà logistiche a procurarsi in tempo utile una prescrizione cartacea.

In un nostro recente editoriale, abbiamo visto come il problema della richiesta di farmaci in assenza della prevista prescrizione medica sia, in molti casi, sopravvalutato: molte problematiche comuni possono essere tranquillamente gestite con farmaci da banco, mentre per quanto riguarda il paziente cronico la legge autorizza il farmacista a dispensare alcuni farmaci in caso di urgenza. Esistono invece alcune situazioni in cui un farmaco etico è necessario, ma il paziente per ragioni logistiche ha delle reali difficoltà a procurarsi una prescrizione in tempo utile: ed è proprio di questo problema che ci vogliamo occupare in questo editoriale. In particolare, vogliamo cercare di capire come mai, ancora nel 2017, con la sola eccezione della ricetta dematerializzata, l’unica prescrizione medica valida sia quella autografa e redatta in originale dal medico curante.

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La guerra ai farmacisti del dottor De Felice.

Da qualche anno il blogger de Il Fatto Quotidiano Domenico De Felice, di professione oculista, conduce una solitaria battaglia contro i farmacisti e i farmaci generici. In questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi espone ed analizza alcune delle sue tesi.

Il rispetto reciproco tra professionisti sanitari  ha come fine ultimo la tutela della salute del paziente.

I rapporti tra professionisti sanitari dovrebbero essere condotti, come recitano sia il codice deontologico del farmacista che quello del medico, sulla base del rispetto reciproco e degli altrui ruoli. Di questi tempi la nostra categoria stenta spesso a dialogare in maniera costruttiva con la classe medica, almeno a livello istituzionale perché a livello locale spesso i singoli professionisti riescono a stabilire rapporti di reciproca stima, basati sul riconoscimento delle competenze dell’interlocutore. Questa necessità, il cui ultimo fine è la tutela della salute del paziente, sembra però sfuggire a Domenico De Felice, oculista milanese nonchè blogger de ilfattoquotidiano.it, che da qualche anno pare averci preso in antipatia. Le sue opinioni potrebbero tranquillamente passare sotto silenzio, se non venissero esposte dalle colonne di uno dei principali quotidiani online: ragione per cui si rende indispensabile, a nostro avviso, una risposta articolata.

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Il falso problema della ricetta medica.

“Servirebbe la ricetta”, una delle frasi più pronunciate ogni giorno nelle farmacie italiane e che spesso genera discussioni e lamentele da parte dei clienti. In questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi racconta perchè- al netto di alcune inevitabili situazioni- quello della ricetta medica è un problema che non si pone.

Il cliente entra in farmacia e chiede una scatola di Oki. Il farmacista sospira, corruga la fronte e pronuncia la fatidica frase.

La scena è una di quelle che si vedono ogni giorno, in molte farmacie italiane: <Buongiorno>, chiede il cliente, <Potrei avere una scatola di Oki bustine?>. Il farmacista corruga la fronte, sospira e pronuncia la fatidica frase: <Per l’Oki servirebbe la ricetta>. Badate bene che, ai fini di quanto voglio dire, è indifferente che poi l’Oki venga esitato o meno. Personalmente, ci ho sempre visto qualcosa di molto brutto, quasi degradante in questa frase così apparentemente innocua, <Servirebbe la ricetta>. Negli anni ci ho riflettuto molto, e in questo editoriale mi piacerebbe esporvi il risultato delle mie riflessioni, sperando di riuscire a sensibilizzare quanti più colleghi possibile sull’importanza di esordire, alla richiesta di un farmaco etico da parte di un cliente sprovvisto di prescrizione, con un approccio diverso. Perchè, a rifletterci bene, quello della ricetta medica potrebbe essere un problema molto più piccolo di quanto noi lo facciamo.

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