Neolaureati a partita IVA: quale retribuzione accettare?

Ci scrive una collega neolaureata, alla quale hanno proposto, come primo impiego, di aprire la partita IVA. Qual è la retribuzione minima che le conviene accettare? Ma soprattutto, avviare la propria carriera in regime libero-professionale è una buona idea?

Salve Dottore, sono una collega senza esperienza in farmacia, da poco iscritta all’albo. Sto cercando lavoro, ma le proposte giunte fin ora prevedono tutte l’apertura di Partita Iva. Volevo gentilmente chiederle, indicativamente, qual è la retribuzione oraria minima che potrei accettare per una collaborazione continuativa con la stessa azienda, considerate le varie spese a cui deve sottostare un libero professionista, fra cui Il versamento ENPAF in misura intera. La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione e disponibilità. Cordialmente, dott.ssa Iva Badina.

Gentile dott.ssa Iva, come abbiamo appurato in un precedente articolo che ti invito a leggere, dal titolo “il vero costo di un collaboratore”, un farmacista dipendente costa alla farmacia circa 22 € l’ora. È chiaro che, dal mio punto di vista di libero professionista, in nessun caso la tariffa oraria potrà essere inferiore a questa cifra, per evitare di creare una condizione di concorrenza sleale ai danni del dipendente. Anzi, a questa cifra bisogna aggiungere una quota che tenga conto di vari fattori fra cui l’assenza di malattia e altre tutele, l’esenzione dell’azienda da qualunque responsabilità civile, l’estrema flessibilità del rapporto e- non nel tuo caso- l’esperienza e le capacità del professionista. D’altra parte, come è stato evidenziato in un altro articolo riguardante l’avvio dell’attività libero professionale, lavorare con partita IVA conviene solo quando è una scelta del professionista. Infatti è ragionevole supporre che, qualora sia il committente a proporre questa soluzione, a maggior ragione nei confronti di un neolaureato, la vera ragione risieda nel risparmio sui costi e non nel valore aggiunto del servizio, soprattutto se viene proposta una collaborazione continuativa per la quale il regime di riferimento è e deve rimanere il contratto di lavoro subordinato.

Infine, voglio chiederti: sei davvero sicura che iniziare un’attività libero-professionale appena laureata, senza prima aver ricevuto un’adeguata formazione sia una buona idea? Ogni tanto ce ne dimentichiamo, ma il nostro lavoro comporta molte responsabilità. Nel caso di un farmacista libero-professionista questa responsabilità è duplice: da un lato, deve essere produttivo per i suoi committenti, dall’altro deve tutelare la salute dei clienti delle farmacie per cui lavora. E con la salute, come con i soldi, è meglio non scherzare.

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Autore: Farmacisti al Lavoro

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