Un’ampia meta-analisi pubblicata sulla rivista The Lancet obstetrics, gynaecology, & women’s health ha fornito ulteriori evidenze a supporto della sicurezza del paracetamolo in gravidanza. Lo studio, coordinato da Francesco D’Antonio e Maria Elena Flacco, non ha riscontrato un aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico, Adhd o disabilità intellettiva nei bambini le cui madri hanno assunto il farmaco durante la gestazione. La ricerca, che ha esaminato 43 studi, si è allineata con le precedenti conclusioni dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). L’ente regolatorio aveva già valutato i dati disponibili nel 2019, giudicando inconcludenti i possibili legami con problemi di neurosviluppo e stabilendo che non sussistevano evidenze tali da modificare le raccomandazioni d’uso.
Parere regolatorio europeo resta invariato
In seguito alla pubblicazione della meta-analisi, l’Ema ha ribadito la propria posizione confermando che il paracetamolo rimane un’opzione terapeutica per il trattamento del dolore e della febbre in gravidanza, ove clinicamente necessario. La valutazione si basa sull’esame dei dati scientifici disponibili, che non dimostrano nesso causale tra l’assunzione del farmaco e insorgenza di autismo nella prole. Come specificato nelle informazioni di prodotto dei medicinali a base di paracetamolo autorizzati nell’Ue, un ampio volume di dati sulle donne in gravidanza non ha indicato rischi di malformazioni per il feto o il neonato. L’Ema ha raccomandato, come per qualsiasi farmaco a uso acuto, di utilizzare il paracetamolo alla dose efficace più bassa, per il tempo più breve possibile e con la minore frequenza necessaria.
Riferimento: Prenatal paracetamol exposure and child neurodevelopment: a systematic review and meta-analysis
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