Formazione coronavirus, al via il corso Ecm della Fofi

La Fofi rende noto di aver reso disponibile un corso di formazione Ecm dedicato ai farmacisti dal titolo «Il nuovo coronavirus Sars-Cov2».

«È disponibile on-line, in maniera completamente gratuita e senza alcuna sponsorizzazione per tutti gli iscritti all’Albo, il corso Ecm Fad sull’emergenza sanitaria per il nuovo coronavirus dal titolo “Il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (già denominato 2019-nCoV)”». Lo fa sapere in una nota la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi).

«Tutti i farmacisti italiani – prosegue la fofi – potranno fruire dell’evento formativo su tale piattaforma, senza alcun onere economico, inserendo, soltanto in sede di primo accesso in quanto successivamente si potrà accedere semplicemente con le credenziali, alcuni dati personali per verificare l’iscrizione all’Albo; si consiglia, pertanto, di preparare i seguenti dati: a) cliccare su “Registrati”; b) scegliere le credenziali di accesso “ID” e “Pin” (da digitare due volte), inserire “Email” e “Codice Fiscale” e cliccare su “Prosegui”; c) inserire tutti i dati anagrafici richiesti come da screenshot allegato (cfr. all. 1) e cliccare su “Prosegui”; d) inserire i dati professionali richiesti come da screenshot allegato (cfr. all. 2) e cliccare su “Prosegui”; e) autorizzare il trattamento dei dati personali e cliccare su “Registra”; f) il sistema invia una mail di conferma e avvisa l’utente che dovrà accedere entro 48 h».

Per accedere e necessario collegarsi al portale https://www.saepe.it/ e selezionare il corso denominato «Il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (già denominato 2019-NCoV)».

«Il corso – spiega Fofi -, che ha una durata di 6 ore e consente di acquisire 7,8 crediti formativi nell’ambito dell’Area degli obiettivi di sistema n. 33, è finalizzato ad offrire agli iscritti informazioni scientificamente valide e in regolare aggiornamento nell’ambito di una tematica sanitaria così rilevante, nonché personalizzate e specifiche per la loro attività professionale. In proposito, si rammenta che tutto il materiale didattico – fondato sulla letteratura scientifica più accreditata – è conforme al materiale predisposto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e alle informazioni provenienti dalle principali Istituzioni pubbliche in tale ambito, come previsto nella suddetta delibera della Commissione».

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Federfarma scrive al governo: «Farmacie a battenti chiusi e mascherine per i farmacisti»

Il sindacato territoriale in rappresentanza delle farmacie private scrive al governo per sollecitare battenti chiusi e protezioni per i farmacisti.

Stando ai recenti sviluppi delle misure messe in atto per limitare la diffusione e prevenire il contagio da coronavirus in Italia, le farmacie rientrano tra le attività tali da dover necessariamente garantire il servizio al pubblico. Con una nota del 10 marzo indirizzata a Roberto Speranza, ministro della Salute, il presidente di Federfarma Marco Cossolo torna a chiedere garanzie affinché i farmacisti possano operare in sicurezza mediante l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, principalmente mascherine, ma anche di concedere alle farmacie la possibilità di operare a battenti chiusi, ovvero, erogare il servizio senza l’accesso dei pazienti all’interno dei locali.

Secondo Cossolo si tratta di «doverose riflessioni a tutela dei colleghi che quotidianamente, attraverso la propria efficienza professionale, contribuiscono ad arginare la congestione delle strutture ospedaliere, ponendosi quali insostituibili presidi sanitari sul territorio». Più nel dettaglio, il dirigente si riferisce alla possibilità di «dotare i farmacisti italiani di idonei dispositivi di protezione individuale, tali da garantirne l’incolumità nel continuo e diuturno contatto con un’utenza potenzialmente affetta dal virus, prevedendo, quindi, l’attivazione, per il tramite delle strutture di protezione civile, di canali di distribuzione dedicati all’approvvigionamento di mascherine Ffp2 e Ffp3 a favore dei colleghi, in analogia a quanto praticato nei confronti del personale medico e infermieristico».

Nella stessa missiva Cossolo chiede al governo la possibilità di «di considerare l’ipotesi di consentire ai colleghi, in via opzionale, di svolgere il proprio servizio a battenti chiusi, così riducendo due fattori di pericolo: quello a cui i colleghi sono esposti nel contatto con l’utenza e quello per i cittadini che difficilmente riescono a mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro allorquando si stazioni all’interno o all’esterno della farmacia».

Richieste che se venissero accolte garantirebbero maggiore sicurezza ai farmacisti esposti al rischio di contagio, ma allo stesso tempo eviterebbero che gli stessi professionisti possano diventare serbatoio e facilitare la diffusione del virus verso la popolazione.

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Coronavirus, le indicazioni della Fofi per i farmacisti nelle zone rosse e gialle

Una circolare della Fofi puntualizza le indicazioni, riferite al contenimento del coronavirus in Italia, che devono seguire i farmacisti operanti nelle zone gialle e rosse.

La diffusione del contagio del coronavirus in Italia interessa la popolazione ma anche gli operatori sanitari che sono a stretto contatto con il pubblico. Tra questi, i farmacisti che nella loro attività quotidiana forniscono supporto – informativo e spesso psicologico – indistintamente a tutti coloro che richiedano in formazioni. Una circolare della Fofi del 24 febbraio 2020, indirizzata ai presidenti degli Ordini dei farmacisti e ai componenti il comitato centrale, rende note le modalità a cui devono attenersi i farmacisti operanti nelle zone rosse e gialle, ovvero i comuni nei quali sono state applicate misure per contenere l’espansione del contagio da coronavirus.

Più nel dettaglio, le misure introdotte riguardano le farmacie che operano nei comuni per i quali non sono state adottate misure specifiche, ovvero «i farmacisti e il personale in servizio che svolgono l’attività lavorativa nelle farmacie aperte al pubblico nei Comuni e nelle aree per le quali le Autorità competenti non hanno adottato specifiche misure di contenimento e gestione dell’emergenza nei confronti delle farmacie», e per le «farmacie che operano nei comuni per i quali sono state adottate misure specifiche». Queste ultime sono destinate ai «farmacisti e il personale in servizio che svolgono l’attività lavorativa nelle farmacie aperte al pubblico nei Comuni e nelle aree per le quali le Autorità competenti hanno adottato specifiche misure di contenimento e gestione dell’emergenza».

Nella stessa circolare la Fofi sottolinea che «i farmacisti che operano nelle parafarmacie, qualora le stesse siano autorizzate a rimanere aperte sulla base dei provvedimenti delle competenti Autorità, seguiranno le stesse misure di contenimento e prevenzione del rischi». Infine, una nota riguardante l’allestimento di gel disinfettante mani, relativa alle formulazioni da utilizzare.

Si rimanda alla lettura della circolare, reperibile nella sezione “Documenti allegati”.

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Dipendenza da oppioidi, in Francia restrizioni per uso di tramadolo

Al fine di limitare uso improprio e i rischi di dipendenza, l’Agenzia del farmaco francese ha deciso di limitare l’utilizzo dei farmaci a base di tramadolo.

«Il periodo massimo di prescrizione per i farmaci analgesici contenenti tramadolo (orale) è ridotto da 12 mesi a 3 mesi, per limitare il loro uso improprio e i rischi di dipendenza. Sarà applicabile dal 15 aprile 2020. Dopo 3 mesi, il trattamento continuato con tramadolo (orale) richiederà una nuova prescrizione». È quanto stabilito dall’Agenzia del farmaco francese (Ansm) in merito all’uso di medicinali a base di tramadolo.

«Questa misura – puntualizza l’Agenzia – deriva in particolare dalle lezioni emerse dall’attuale stato dell’arte sul consumo di oppioidi e dalla tabella di marcia 2019-2022 pubblicata dal Ministero della sanità “Prevenire e agire di fronte alle overdose da oppiacei». Nell’occasione l’Ansm ha divulgato una serie di informazioni destinate agli operatori sanitari. Tra queste, «chiediamo agli operatori sanitari di rimanere vigili quando prescrivono o dispensano farmaci contenenti tramadolo». Il tramadolo infatti «è indicato solo per il trattamento del dolore da moderato a grave, ma non deve essere prescritto per il trattamento dell’emicrania».

Un ulteriore avviso riguarda l’abuso di tale farmaco: «Per limitare il rischio di dipendenza, dovrebbe essere prescritto per il minor tempo possibile», e «per evitare la sindrome da astinenza, il dosaggio deve essere ridotto gradualmente prima di interrompere il trattamento». In aggiunta, «deve essere consegnato nella confezione più piccola possibile, adattato alla prescrizione».

Non è la prima volta che il tramadolo subisce delle restrizioni nell’utilizzo in seguito alla messa in commercio. Nell’aprile del 2017, la Fda, organismo di vigilanza degli Usa su cibo e farmaci, aveva vietato l’impiego di medicinali a base di codeina e tramadolo per le terapie destinate a bambini. «Si tratta – aveva spiegato l’agenzia americana – di farmaci che presentano seri rischi, inclusi possibili difficoltà respiratorie se non la morte per i bambini di età inferiore ai 12 anni. Per questo i prodotti a base unicamente di codeina, nonché tutti quelli che contengono tramadolo, sono autorizzati solamente per gli adulti.

È inoltre sconsigliato l’utilizzo nelle donne che allattano, a causa di possibili reazioni avverse nei lattanti».

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«No alla finestra di disoccupazione Enpaf», l’appello del Conasfa

L’Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari punta il dito contro la finestra di disoccupazione dell’Enpaf.

Secondo un’analisi portata a termine da Farmacisti al Lavoro nell’aprile del 2018, sono circa 7.000 i farmacisti che ogni anno si ritrovano a dover cercare una nuova occupazione. Come è noto, la condizione dell’assenza di una posizione lavorativa attiva mette di fronte il farmacista alla necessità di comunicare all’Ente nazionale previdenza assistenza farmacisti (Enpaf) la propria situazione corrente. Ciò al fine di poter vedere ridotto il contributo annuale da versare.

L’attuale regolamento dell’Enpaf, tuttavia, prevede che tale finestra di disoccupazione sia di 7 anni a partire dalla data dell’ultima posizione lavorativa. Inizialmente questa finestra era di 5 anni, spostata poi a 7 con un apposito provvedimento dell’Ente. Secondo quanto denuncia il Conasfa, sigla in rappresentanza dei farmacisti non titolari, «per questa problematica, molti colleghi per scarsa conoscenza/informazione e per calcoli e procedure articolate, sono stati costretti a cancellarsi dall’Ordine di appartenenza, per non incorrere in un aumento di oneri contributivi difficilmente sostenibili e in “contrasto” con le loro attuali possibilità economiche».

Ciò con la risultante di «una discriminazione e una perdita di professionisti sul campo». Per questo motivo, Conasfa chiede a gran voce l’eliminazione della finestra di disoccupazione: «Chiediamo a tutti le organizzazioni di categoria, ai presidenti di Ordine presenti nell’Assemblea nazionale e al Consiglio nazionale Enpaf, di promuovere un’azione comune su questo fronte per raggiungere un risultato “minimo”, ovvero la cancellazione della “finestra di disoccupazione”. In questo modo, ogni professionista, per qualsiasi periodo di disoccupazione involontaria singolo e/o multiplo nella propria vita lavorativa, potrà mantenere a prescindere la quota “contributiva d’ingresso all’atto della prima iscrizione all’Albo” (riduzione nelle varie percentuali o solidarietà)».

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