Fenagifar e Fondazione Veronesi in campo contro i tumori pediatrici

Fenagifar aderisce al progetto #PerMano della Fondazione Veronesi, attraverso la raccolta di fondi per sostenere la ricerca nell’oncologia pediatrica.

La Federazione nazionale associazioni giovani farmacisti (Fenagifar) aderisce al progetto #PerMano, da settembre 2020 a febbraio 2021. L’iniziativa, intrapresa in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, si colloca nell’ottica di una partnership già consolidata in un progetto più ampio di comunicazione ed educazione sanitaria. Lo scopo, fa sapere Fenagifar, sarà sostenere la ricerca nell’ambito dell’oncologia pediatrica attraverso un’attività di raccolta fondi, per contribuire concretamente al miglioramento della qualità di vita dei giovani pazienti e alla ricerca di nuovi protocolli di cura e soluzioni terapeutiche. L’iniziativa benefica ha ricevuto il patrocinio della Federazione degli ordini farmacisti italiani (Fofi), di Federfarma e dell’Unione tecnica italiana farmacisti (Utifar) e prevede il coinvolgimento diretto di tutte le realtà territoriali che, unendo le forze, vogliano contribuire a questa iniziativa.

Nuove cure e ricerca per i piccoli pazienti

«La ricerca di nuove cure per i piccoli pazienti e l’attuazione di protocolli mirati – evidenzia Carolina Carosio, presidente Fenagifar – deve rappresentare una priorità nel campo delle donazioni, una sensibilizzazione necessaria non soltanto in ambito sanitario, ma anche rivolta alla cittadinanza». Carosio sottolinea inoltre che è inevitabile che l’ondata epidemica vissuta dal territorio abbia modificato diverse priorità ma è importante non rallentare la ricerca in ambito oncologico che deve rimanere una occasione e un obiettivo primario per il nostro Paese. I giovani farmacisti saranno dunque in prima linea in questo appuntamento e, consapevoli dell’importanza dello stesso, sapranno dare il loro immancabile contributo attraverso il loro impegno concreto.

In che modo contribuire al progetto?

Quanto alle donazioni, è possibile sostenere attivamente il progetto collegandosi al sito https://insieme.fondazioneveronesi.it/project/permano-fenagifar-per-la-ricerca/. In alternativa, i farmacisti possono effettuare un bonifico all’Iban IT 33 K 02008 11782 000101522224 intestato a Fenagifar, indicando la causale “Donazione #PerMano”.

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Vaccinazione antinfluenzale in farmacia, Conasfa dice no

Conasfa si oppone alla possibilità del “farmacista vaccinatore” e chiede il riconoscimento delle competenze professionali del professionista.

In una nota dell’8 settembre 2020 l’Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari (Conasfa) ha manifestato la propria contrarietà riguardo la proposta di coinvolgere direttamente i farmacisti come collabori esterni per la somministrazione di vaccini antinfluenzali durante la prossima stagione invernale, portata avanti da alcuni organi rappresentativi dei farmacisti italiani.

Come è noto, infatti, diverse sigle di categoria hanno ritenuta doverosa la possibilità per i pazienti di potersi vaccinare anche in farmacia e avere a disposizione un “farmacista vaccinatore”, previo idoneo percorso di preparazione. Elemento giudicato come un passo avanti per il nostro sistema sanitario e quindi per l’intero paese. Ciò risulterebbe anche necessario per rimanere al passo con gli altri Paesi europei che stanno andando proprio in quella direzione.

In tal senso, Conasfa ha sottolineato l’importanza assunta dai farmacisti anche durante l’emergenza sanitaria mondiale, che non sono mai venuti meno al loro dovere rimanendo in prima linea al servizio della popolazione, mettendo a rischio la salute propria e quella dei cari.

Secondo quanto evidenzia l’associazione di categoria, infatti, nonostante essi debbano essere considerati operatori sanitari a tutti gli effetti, non possono però sostituirsi ad altre figure professionali, ricoprendo ruoli che non competono loro. In questo senso, la vaccinazione sarebbe dunque qualcosa che non riguarda la loro formazione e deve dunque essere affidato a medici ed infermieri.

È inoltre necessario che la figura del farmacista venga finalmente definita ed inquadrata come quella di un operatore sanitario «che si occupa del farmaco, della sua manipolazione, conservazione e distribuzione, è l’esperto nel seguire la terapia dei pazienti insieme al medico curante» come affermato da Silvia Ballerini, presidente di Conasfa.

Dietro al no da parte dell’associazione ci sarebbero però anche altre questioni, legate prima di tutto alla responsabilità: in quanto dipendenti o collaboratori, i farmacisti non avrebbero infatti nessuna tutela o garanzia in caso di rischio biologico, che aumenterebbe esponenzialmente trattandosi di un atto medico.

Mancano, ad oggi, polizze assicurative adeguate. In questa ottica inoltre, essi si vedrebbero costretti ad operare senza un congruo riconoscimento economico. Il contratto nazionale dei dipendenti di farmacia privata risulta scaduto da ormai 7 anni, e nonostante Conasfa abbia già più volte reclamato il rinnovo dello stesso, per il momento tale richiesta è rimasta inascoltata.

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Ordine farmacisti di Roma, riparte la formazione residenziale su Sars Cov-2

L’Ordine dei farmacisti di Roma organizza un evento “in presenza”, replicato in quattro serate, per fare il punto sulla situazione Covid in Italia.

Si terranno lunedì 14 e 28 settembre e lunedì 5 e 12 ottobre, con inizio alle ore 20.00 presso l’Aula Magna del rettorato dell’Università Sapienza, le quattro serate organizzate dall’Ordine dei farmacisti di Roma dal titolo “Covid: a che punto siamo? Le nuove sfide per gli operatori sanitari”, appendice al XV corso Ecm del 2020.

«Gli incontri – fa sapere l’Ordine – si terranno nel rispetto delle disposizioni di sicurezza imposte dai protocolli anti-Covid: i farmacisti che potranno presenziare all’evento non potranno superare le 182 unità per ciascuna serata, consentendo di mantenere la misura del distanziamento. Obbligatorio e inderogabile l’uso delle mascherine».

L’Ordine evidenzia che «la partecipazione è subordinata a prenotazione obbligatoria e alla relativa conferma. I partecipanti alle quattro serate, saranno ammessi in ordine cronologico, farà fede data e ora di arrivo della e-mail di prenotazione (da indirizzare a info@ordinefarmacistiroma.it, corredata da recapito telefonico)».

La scelta di proporre le lezioni di impianto tradizionale, con la presenza dei partecipanti nell’Aula del Rettorato dell’Università Sapienza, è «un gesto di fiducia e ottimismo», si legge nella comunicazione dell’Ordine che attraverso questi incontri analizzerà «la situazione Covid nel nostro Paese, a otto mesi dall’inizio della circolazione del virus Sars CoV-2 e alla luce della preoccupante ripresa dei contagi verificatasi a partire da agosto nella previsione dell’”incrocio” con la stagione influenzale».

Il corso sarà aperto dal Rettore della Sapienza Prof. Eugenio Gaudio e dal presidente dell’Ordine Dott. Emilio Croce. Tra i relatori sono presenti Massimo Ciccozzi, professore ordinario di Epidemiologia – Campus Biomedico; Anna Teresa Palamara, professore ordinario di Microbiologia – Sapienza; Nicola Petrosillo, direttore Dipartimento clinico Malattie Infettive L. Spallanzani; Giovanni Rezza, direttore Generale Prevenzione Sanitaria, Ministero Salute; Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria; Bruno Silvestrini, professore emerito di Farmacologia, Sapienza e Paolo Villari, direttore Dipartimento Sanità pubblica e Malattie infettive, Sapienza.

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Farmacista di reparto, l’interpellanza di Carla Cuccu (M5S) per chiederne l’istituzione

La consigliera regionale Carla Cuccu ha chiesto alla Regione Sardegna di istituire la figura del farmacista di reparto.

Un’interpellanza al Consiglio regionale della Sardegna per poter istituire la figura del farmacista di reparto. È la proposta della consigliera regionale Carla Cuccu, del Movimento 5 Stelle, affinché questo ruolo professionale sia integrato tra l’organico operante nelle strutture pubbliche e private. A darne notizia e FarmaciaVirtuale.it, giornale online per farmacisti, che riporta alcune dichiarazioni in cui la consigliera evidenzia «che il farmacista di reparto non è stato ancora istituzionalizzato a livello legislativo. È stato già dimostrato, attraverso la varie attività di sperimentazione, come questa figura possa portare degli enormi vantaggi nel percorso terapeutico dei pazienti. Spero che anche la Regione Sardegna segua l’esempio di altre regioni italiane e proponga un progetto sperimentale di farmacia clinica anche nelle nostre aziende sanitarie».

«Si tratta di una figura – si legge nell’articolo, citando le parole di Carla Cuccu – già presente in alcuni Paesi europei come Spagna, Regno Unito, Germania, Francia. Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. In questi paesi il farmacista di reparto viene inserito all’interno di un team multidisciplinare con l’obiettivo di ridurre il rischio clinico dei pazienti». Proprio in merito a quest’opportunità, Cuccu spiega che «in Italia i primi test della farmacia di reparto furono portati avanti dal 1999 all’Ismett di Palermo e dal 2004 all’Aou di San Giovanni Battista di Torino». Solo nel 2010, poi, «il ministero della Salute decise di avviare un progetto pilota per fare in modo che tutte le Aziende sanitarie italiane si dotassero del farmacista di dipartimento».

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Decreto Semplificazione, anche per i farmacisti obbligatoria la comunicazione Pec

Il Decreto Semplificazioni recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale prevede che i professionisti iscritti all’Ordine comunichino obbligatoriamente l’indirizzo di Posta elettronica certificata.

«Il professionista che non comunichi il proprio domicilio digitale all’albo o elenco di appartenenza è obbligatoriamente soggetto a diffida ad adempiere, entro trenta giorni, da parte del Collegio o Ordine di appartenenza (art. 16, comma 7-bis, del D.L. 185/2008)». Inoltre «in caso di mancata ottemperanza alla diffida, il Collegio o Ordine di appartenenza commina la sanzione della sospensione dal relativo albo o elenco fino alla comunicazione dello stesso domicilio». È quanto previsto dall’articolo 37 Art. 37 recante «Disposizioni per favorire l’utilizzo della posta elettronica certificata nei rapporti tra Amministrazione, imprese e professionisti» del Decreto Semplificazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2020.

In aggiunta a ciò, si legge nel documento, «è stabilito che l’omessa pubblicazione dell’elenco riservato, il rifiuto reiterato di comunicare alle pubbliche amministrazioni i dati identificativi degli iscritti e il relativo domicilio digitale, ovvero la reiterata inadempienza dell’obbligo di comunicare all’indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti l’elenco dei domicili digitali ed il loro aggiornamento a norma dell’articolo 6 del DM 19 marzo 2013, costituiscono motivo di scioglimento e di commissariamento del collegio o dell’ordine inadempiente ad opera del Ministero vigilante sui medesimi».

È utile sottolineare dunque che anche i farmacisti sono soggetti a tale obbligo e pertanto è necessario che – contattando il proprio Ordine di appartenenza verifichino l’avvenuta comunicazione.

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Farmacisti in Spagna, studio fa il punto su stato della professione

Un articolo pubblicato sul giornale online FarmaciaVirtuale.it analizza lo stato dei servizi di assistenza sanitaria di base e dei farmacisti in Spagna.

Se fare il farmacista in Italia può essere soddisfacente sotto il profilo umano e professionale, lo stesso non si può dire per la parte economica, con un contratto nazionale fermo da anni ed una categoria impassibile alle esigenze dei lavoratori, con i margini delle farmacie che non crescono a causa dell’assottigliamento continuo del valore farmaci erogati per conto del Servizio sanitario nazionale che impattano negativamente sulla distinta contabile riepilogativa. Dopo l’analisi del mercato Svizzero, pubblicata su FarmacistiAlLavoro.it lo scorso dicembre, un articolo comparso sul giornale online FarmaciaVirtuale.it fa il punto sul lavoro del farmacista in Spagna.

«Per esercitare la professione di farmacista in Spagna – si legge nell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it – occorre essere iscritti all’Ordine provinciale dei farmacisti. Esistono numerose associazioni che rappresentano i titolari di farmacia o i collaboratori. Nel 2018 si contavano più di 74000 farmacisti iscritti agli Ordini, di cui 52000 farmacisti territoriali. Tutte le farmacie del territorio sono private; le catene di farmacie non sono consentite per legge».

Inoltre, «nel 1997 – prosegue l’articolo – venne approvata una legge nazionale che rese obbligatorio fornire servizi di consulenza al paziente, segnalare reazioni avverse assumendo un ruolo attivo nella farmacovigilanza, allestire preparazioni. Tuttavia, queste attività risultano marginali nella pratica quotidiana, dove continuano a prevalere la dispensazione dei medicinali e i consigli per un corretto uso dei farmaci di automedicazione».

«Nel 2001 il ministero della Salute spagnolo – evidenzia lo studio – identificò e definì tre servizi principali che dovevano essere offerti dalle farmacie territoriali: la fornitura dei medicinali doveva essere accompagnata dai consigli per l’uso; il paziente che si recava in farmacia doveva ricevere assistenza nella scelta dei farmaci senza obbligo di prescrizione; le terapie croniche dovevano essere seguite per rilevare prontamente eventuali effetti collaterali».

Ciò nonostante, «ad oggi solo i farmacisti più motivati applicano le disposizioni suddette, probabilmente a causa della mancanza di una retribuzione. Altri servizi invece, a seconda della tipologia, vengono finanziati dallo stato, dalla provincia o dal comune. Tra questi si ricordano la fornitura di metadone, i test per l’Hiv e la sifilide, il test di screening per il cancro del colon retto, la distribuzione di siringhe sterili ai tossicodipendenti, la raccolta dei rifiuti farmaceutici, programmi di educazione sanitaria finalizzati alla corretta assunzione dei medicinali nelle terapie croniche».

È possibile leggere la versione integrale dell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it aprendo questo collegamento.

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Roberto Speranza ai farmacisti: «Investimenti in sanità e sviluppo della farmacia dei servizi»

Roberto Speranza, ministro della Salute, in un videomessaggio in occasione del Consiglio nazionale Fofi, pone l’attenzione su risorse al Ssn e farmacia dei servizi.

Lo scorso 26 giugno, in occasione dell Consiglio nazionale della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), Roberto Speranza, ministro della Salute, ha inviato un videomessaggio rivolto ai farmacisti. Nello specifico, Speranza, ricordando la sfida senza precedenti che il coronavirus ha portato alla comunità, ha sottolineato come il paese intero, partendo dalle istituzioni ai cittadini, sia stato capace di reagire alla crisi, anche grazie a chi ha fatto fino in fondo la propria parte, come i farmacisti.

Le farmacie sono state in grado di rappresentare con coraggio la necessità di continuare a fornire risposte alle esigenze fondamentali dei concittadini. Speranza ha spiegato come, nonostante i momenti più drammatici sembrino essere alle spalle, siano necessarie cautela e prudenza, in una battaglia che ancora non è stata vinta. Per sconfiggere il virus servirà infatti un vaccino, a cui l’intera comunità scientifica internazionale sta lavorando, con la partecipazione anche dell’Italia.

Un’altra sfida enfatizzata da Speranza, da vivere come un’occasione, consiste nel provare a trarre una lezione da questa crisi. Per non sprecarla, occorre chiudere con la lunga stagione dei tagli alla sanità e ricominciare ad investire, in quanto le risorse del Servizio sanitario nazionale (Ssn) servono a dare sicurezza, protezione, garanzia a tutti i cittadini. Insieme alle risorse, c’è bisogno di riforme profonde affinché il Ssn sia all’altezza delle sfide nuove, tra cui quella di mettere al centro il territorio. Il coronavirus ha infatti reso evidente la necessità di un nuovo investimento sul territorio, che valorizzi chi vi è più presente, ponendo quindi la giusta attenzione agli spazi fisici legati alla professione del farmacista. Occorre continuare a rafforzare il progetto della farmacia dei servizi, utilizzando questo presidio fondamentale caratterizzato da competenza e conoscenze per fornire assistenza nella cronicità. Per farlo c’è bisogno di quella vicinanza che solo il farmacista può offrire.

Speranza conclude il video soffermandosi sulla necessità di confrontarsi per riattivare il processo della nuova remunerazione, augurandosi di continuare a tessere insieme relazioni positive per la costruzione della sanità del futuro, ringrazia infine la categoria, a nome suo e del governo tutto per aver contribuito in maniera così significativa a portare il paese fuori dal suo momento peggiore.

Il video è disponibile al link https://youtu.be/aLayoc8b8hc.

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Indennità covid-19 farmacisti autonomi e liberi professionisti, le modalità Enpaf per la domanda online

I dettagli della procedura per ottenere l’indennità covid-19 destinata ai lavoratori autonomi e liberi professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria.

«L’art. 78 del Decreto Legge n. 34/2020 “decreto rilancio” ha previsto l’erogazione, anche per i mesi di aprile e maggio, dell’indennità per COVID-19 a favore dei professionisti iscritti agli Enti di previdenza privati e privatizzati, dunque anche a favore dei farmacisti. Il decreto interministeriale 29 maggio 2020 ha dettato le disposizioni di attuazione dell’iniziativa relativamente all’indennità, pari all’importo di 600 euro, per il mese di aprile». È quanto fa sapere l’Ente nazionale previdenza e assistenza farmacisti (Enpaf) in una nota inviata ai presidenti degli Ordini Provinciali dei Farmacisti.

«Per questa fase di liquidazione dell’indennità – si legge nella nota – , l’Enpaf ha optato per la modalità telematica di presentazione dell’istanza, che dovrà avvenire attraverso il portale ad accesso riservato “Enpaf online” attivo sul sito Internet dell’Ente. Le domande potranno essere presentate a partire dalle ore 14.00 del giorno 8 giugno e non oltre le ore 24.00 del giorno 8 luglio 2020. I farmacisti che ancora non fossero registrati ad “Enpaf online”, se dotati di indirizzo di posta elettronica certificata, potranno farlo rapidamente acquisendo la password di accesso; chi, invece, fosse sfornito di PEC, dovrà necessariamente dotarsene per presentare la domanda di indennità».

«L’indennità per il mese di aprile – prosegue la nota – verrà erogata automaticamente agli stessi soggetti che hanno già percepito l’indennità per il mese di marzo. Gli iscritti che, pur avendone diritto, non hanno percepito l’indennità per il mese di marzo a causa dell’esaurimento dello stanziamento, la riceveranno automaticamente, oltre che per il mese di marzo, anche per quello di aprile. Tutti questi soggetti, dunque, non devono presentare alcuna domanda. Il pagamento verrà effettuato sulle coordinate bancarie indicate in occasione della domanda presentata per il mese di marzo».

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Studio: «Riduzione del carico di lavoro dei farmacisti migliora le loro performance professionali»

Un recente studio condotto dimostra come una riduzione del carico di lavoro per dispensazione possa migliorare la qualità dei servizi offerti in farmacia.

La riduzione del carico di lavoro che il farmacista dedica alla dispensazione dei farmaci potrebbe fornire tempo utile a svolgere altri compiti importanti e dunque – oltre ad un utilizzo razionale di macchinari e computer allo scopo di facilitare i servizi farmaceutici – è necessario reclutare un numero di farmacisti sufficiente. Sono questi in sintesi i risultati dello studio «Workload of pharmacists and the performance of pharmacy services», pubblicato sulla rivista scientifica Plos One e finanziato dalla Chang Gung Medical Foundation e dal ministro della Scienza e Tecnologia di Taiwan.

Più nel dettaglio, i ricercatori di diversi dipartimenti di farmacia di Taiwan e Chicago hanno valutato in che modo il carico di lavoro del farmacista nelle attività di dispensazione influenzi i servizi offerti dalle farmacie. Ciò alla luce del fatto che negli ultimi decenni il ruolo del farmacista si è ampliato, passando dalla dispensazione dei medicinali alle consulenze ai pazienti, nel tentativo di diminuire le reazioni avverse ai farmaci e gli errori di medicazione. L’aumento dei farmaci prescritti ha incrementato in maniera significativa il carico di lavoro del farmacista, costringendolo a dedicare più tempo al ruolo tradizionale di dispensatore. A differenza di quanto previsto dai sistemi sanitari di altri paesi, i farmacisti a Taiwan sono responsabili di tutte le procedure di dispensazione e non è consentita l’assistenza da parte di tecnici farmaceutici. Sebbene l’automazione possa aumentare l’efficienza della dispensazione, l’impegno complessivo dedicato all’assistenza farmaceutica rimane alto.

Proprio in merito agli errori durante lo svolgimento dell’attività professionale del farmacista, i ricercatori evidenziano che questi possono essere causa di effetti indesiderati e di un aumento della mortalità. Gli errori più frequenti sono quelli di dispensazione, ovvero nella discrepanza tra farmaci prescritti ed erogati, e di prescrizione, che derivano da decisioni prescrittive errate o errori di scrittura da parte del medico.

Quanto alle modalità di esecuzione dello studio, è stato condotto nei due principali centri medici di Taiwan nel periodo compreso tra il 2012 e il 2018. Il carico di lavoro del farmacista legato alla dispensazione è stato calcolato dividendo il numero delle prescrizioni per il numero di giorni lavorativi del farmacista in un mese. Mensilmente, sono stati misurati due parametri, definiti come tasso dei consigli sulle prescrizioni (numero di consigli su 10000 prescrizioni) e tasso degli errori di dispensazione (numero di errori di dispensazione su 10000 prescrizioni). Un tasso relativo ai consigli sulle prescrizioni elevato indica che il farmacista può analizzare nel dettaglio le ricette per intercettare potenziali problemi legati al farmaco prescritto, mentre un basso tasso di errori di dispensazione significa che i farmacisti sono in grado di fornire ai pazienti i farmaci corretti sulla base delle prescrizioni.

Di fronte all’aumento del volume delle prescrizioni, anche il numero dei farmacisti nei due centri medici è cresciuto, così da fornire una migliore assistenza farmaceutica. Con l’implementazione del sistema informatico negli ospedali oggetto di studio, i farmacisti sono stati in grado di evidenziare meglio eventuali problemi legati ai farmaci prescritti. Nello studio è stata riportata una diminuzione dei casi di errori di dispensazione, grazie a strategie messe in atto per distinguere farmaci con nomi, confezioni e dosaggi simili. I farmacisti hanno potuto seguire corsi di formazione per la revisione degli errori di dispensazione più frequenti, analizzando le loro possibili cause e soluzioni. Le macchine di distribuzione automatica hanno dato un ulteriore contributo in termini di semplificazione del lavoro.

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Contratto farmacie private, dalla Fofi l’impegno per il rinnovo

Con una circolare del 13 maggio la Federazione degli ordini dei farmacisti (Fofi) conferma il proprio impegno a sollecitare il rinnovo del Contratto collettivo nazionale dei collaboratori delle farmacie private.

Con una nota inviata ai presidenti degli Ordini dei farmacisti e ai componenti del Comitato centrale, la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) «ribadisce il proprio impegno nell’attività di sollecito del rinnovo del Ccnl delle farmacie private, nella piena consapevolezza del ruolo fondamentale che i farmacisti collaboratori rivestono per la tutela della salute dei cittadini e per l’efficienza dell’assistenza farmaceutica». Ciò vista l’importanza dei farmacisti come sostegno alla salute dei pazienti e loro punto di riferimento, ancor più essenziale considerato l’attuale momento di emergenza sanitaria. In tale direzione la Fofi definisce «urgente» l’attuazione del rinnovo del contratto dei dipendenti che esercitano la propria professione all’interno delle farmacie private.

«La Federazione – si legge nel documento – da tempo sostiene la necessità di un passaggio di comparto dall’area del commercio a quella sanitaria, ma tale soluzione potrà essere adottata solo qualora le parti sindacali, nell’ambito della loro autonomia riconosciuta costituzionalmente, decidano di giungere a questo risultato, che non può essere imposto per legge». A tal fine «la Federazione continuerà a porre in essere, con attenzione e scrupolo, ogni iniziativa utile al rinnovo del contratto, nella speranza che le parti sindacali possano individuare in tempi brevi una soluzione condivisa».

La Fofi sottolinea che «la scrivente, in base ai propri compiti istituzionali, per giurisprudenza (Cass., Sez. 1, sent. n. 135 del 22/01/1970) e per esplicito parere – reso su richiesta della Federazione stessa – del Ministero del Lavoro (nota prot. n. 0113-7-P-A del 2.8.1985), non ha alcuna competenza né può ingerirsi nelle trattative sindacali per la stipula di un nuovo accordo». Nonostante questo, la Federazione ricorda come anche ultimamente abbia fatto pressioni sulle parti interessate per perseguire l’obiettivo, «tentando tutte le vie per favorire una ripresa del dialogo tra i rappresentanti dei titolari e quelli dei collaboratori di farmacia, nonché per ristabilire il necessario clima di confronto costruttivo».

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