Il farmacista notturnista

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro vi racconta come lavora, come vive e quanto guadagna un farmacista notturnista.

L’indovinello recita più o meno così: chi è quel personaggio pallido, che vive di notte, che ha gli occhi sempre iniettati di sangue e che è pronto ad azzannarti alle giugulari? Se avete pensato al conte Dracula, mi dispiace deludervi: la risposta correttà è “il farmacista notturnista che viene svegliato alle quattro di mattina per un ciuccio”.

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L’indennità di vestiario: in quali regioni viene erogata e a quanto ammonta?

Il CCNL farmacie private non prevede un’indennità di vestiario, ma i farmacisti di alcune regioni ricevono fino a 413 € l’anno a titolo di rimborso per l’acquisto dei camici e il loro lavaggio. Farmacisti Al Lavoro ha indagato per scoprire in quali regioni sia prevista questa indennità e a quanto ammonti.

In alcune regioni italiane i farmacisti ricevono fino a 413 € l’anno a titolo di rimborso per l’acquisto e il lavaggio dei camici.

In pochi accetterebbero il consiglio di un farmacista con il camice sporco e sgualcito. E se a imporne l’uso in farmacia è il codice deontologico, sicuramente il buonsenso di ciascuno di noi suggerisce che il camice debba essere sempre pulito e stirato, e possibilmente non avere buchi e sgualciture. Spetta senza dubbio al singolo farmacista l’onere di presentarsi sempre al lavoro con il camice pulito e stirato, ma a chi vanno addebitate le relative spese? Al singolo professionista o alla farmacia? Alcuni colleghi ricevono un’indennità di vestiario di importo variabile fra 150 e 413 € annui, mentre altri colleghi questa indennità non l’hanno mai ricevuta. Da che cosa dipende? La risposta in questo approfondimento di Farmacisti Al Lavoro.

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Permessi e recuperi dopo il turno festivo: come vanno goduti?

Ci chiede un collega collaboratore: il titolare può obbligare il dipendente a utilizzare le ore di permesso e quelle di recupero dopo il turno festivo una alla volta? Il parere di Farmacisti Al Lavoro dopo aver preso visione del CCNL farmacie private.

Buonasera dottore, le scrivo al seguente proposito. Nella farmacia in cui lavoro siamo di turno una volta al mese. Le ore lavorative domenicali non vengono pagate come straordinario ma vengono recuperate durante la settimana. Tuttavia, per ragioni aziendali, ci viene chiesto di recuperare le ore non in toto, ma entrando un’ora prima o uscendo un’ora dopo, in funzione dell’andamento del lavoro. È legittima questa richiesta? Mi può essere imposta anche se non incontra le mie necessità? Cordialmente, Dott. Delio Razepa

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Liberalizzazioni: la parola ai farmacisti

Nessuno ha mai chiesto ai farmacisti italiani che cosa pensino della discussa liberalizzazione del settore. Ci ha pensato Farmacisti Al Lavoro, in questo sondaggio che ha coinvolto quasi trecento colleghi.

La posizione delle associazioni di categoria è nota, ma che cosa pensano delle liberalizzazioni i singoli professionisti del farmaco?

Liberalizzare: questa è la ricetta che governi di colori diversi hanno proposto e continuano a proporre ad intervalli regolari come soluzione per risolvere la perpetua crisi economica di questo paese. E agli occhi di questi governi, le farmacie hanno sempre costituito un bersaglio naturale in quanto la legge impone che il titolare sia un professionista iscritto all’ordine e fissa il numero di esercizi sul territorio in base ad una pianta organica. È nota in merito la posizione delle varie associazioni professionali e sindacali dei farmacisti. Le liberalizzazioni sarebbero <Un rischio per le garanzie dei cittadini> secondo il presidente della FOFI Andrea Mandelli, sulla stessa linea d’onda della presidente di Federfarma Annarosa Racca che ritiene che le liberalizzazioni potrebbero minare <l’indipendenza del ruolo del farmacista>. La contrarietà al capitale unisce per una volta titolari di farmacia e di parafarmacia, anch’essi contrari per il pericolo che si creino <pericolosi oligopoli>. Solo i rappresentanti dei non titolari, tramite il sindacato Sinasfa, sembrano favorevoli. Ma che cosa ne pensano i singoli professionisti? Farmacisti Al Lavoro ha coinvolto quasi trecento colleghi in un sondaggio sull’argomento, ed ecco i risultati.

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Farmacista con partita IVA: come iniziare

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro svela i trucchi per avviare un’attività libero-professionale.

Se aprire la partita IVA è una vostra libera scelta, allora è probabilmente la scelta migliore che potreste fare, a patto che non amiate la monotonia e siate disposti ad accettare un certo grado di incertezza.

Ci siamo già occupati in diverse occasioni, su Farmacisti Al Lavoro, dell’attività di farmacista svolta in forma autonoma. Che sia in regime esclusivo oppure in forma mista partita IVA / dipendente, i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi, e l’unico scenario che a mio parere dovrebbe scoraggiare l’apertura della partita IVA è il seguente: siete disoccupati e a proporvi di aprire la partita IVA è stata una farmacia, privata o comunale che sia, oppure una parafarmacia, la quale ha già specificato quanto intenda pagarvi. Mediamente, infatti, la retribuzione proposta in questi casi si aggira attorno ai 14-18 €/ora, quando un dipendente ne costa circa 22 e un libero professionista che opera autonomamente dovrebbe proporre tariffe di, come minimo, 25-30 €/ora. Ma se a decidere di diventare liberi professionisti siete voi, allora questa è probabilmente la scelta migliore che potreste fare, a patto che siate persone che detestano la monotonia di lavorare sempre nello stesso posto e che siate disposti ad accettare un certo grado di incertezza. Ma come si avvia un lavoro in libera professione? In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro vi svelerà alcuni trucchi.

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