Lavorare nella GDO, fra mito e realtà. Ultima parte.

Il lavoro nella GDO non è tutto rosa e fiori. Nell’ultima parte di questa serie di interviste, l’opinione di due colleghi che nella GDO hanno scelto di non lavorare più, e che preferiscono decisamente la farmacia e la parafarmacia privata.

Prima parte.
Seconda parte.

Come si lavora nella GDO? È una domanda che probabilmente molti farmacisti di farmacia o di parafarmacia si sono fatti, prima o poi. <Si guadagna di meno>, <Bisogna prendere ordini dal salumiere>, <La gente ci va per risparmiare e non per il consiglio> sono gli adagi più comuni che si sentono ripetere ai detrattori del lavoro nella grande distribuzione organizzata. A pensarci bene i corner GDO non sembrano stare simpatici a nessuno: né ai titolari di farmacia, che da sempre avversano il capitale, né ai collaboratori, che interpretano quel tipo di lavoro come dequalificante, e nemmeno ai titolari di parafarmacia, che sono i veri rivali commerciali di questi esercizi. Farmacisti Al Lavoro ha cercato di capire se quello che si racconta è vero, e l’ha fatto nell’unico modo in cui era possibile farlo: parlando con dei colleghi che nella GDO ci lavorano. Nei due precedenti approfondimenti avevamo intervistato due colleghe che avevano confrontato la loro esperienza in GDO e parafarmacia privata, quindi in GDO e farmacia. In entrambi i casi, il bilancio pendeva dalla parte della GDO: per tale ragione, abbiamo voluto inserire, in questa terza e ultima parte dell’approfondimento, l’opinione di due colleghi che hanno vissuto un’esperienza opposta.

Anna: <In parafarmacia privata sono assunta con il contratto dei farmacisti, nella GDO mi offrivano paghe da fame>

In riferimento alla prima intervista, dove la dottoressa Lisa Brucculeri ci ha descritto la sua esperienza tra GDO e parafarmacia privata, ci ha scritto così la dottoressa Anna: <Lavoro part-time in una parafarmacia privata e francamente ho un tipo di esperienza assai diversa da quella che la collega che “si racconta” nell’articolo ci riferisce. Infatti sono assunta con un regolare contratto della nostra categoria, con la qualifica di farmacista collaboratrice, con il trattamento economico e professionale che ne consegue. Il mio rapporto con le titolari è più che rispettoso e corretto reciprocamente. Posso altresì dire di aver ricevuto due diverse proposte in GDO, sensibilmente differenti. In entrambi casi l’inquadramento proposto era come commessa, contratto a termine da rinnovare “se e forse”. La prima proposta, ricevuta ormai diversi anni fa, era di 36 ore a orario continuato con alternanza settimanale (una settimana alla mattina e la successiva al pomeriggio), stipendio da fame (Proprio recentemente abbiamo parlato del basso stipendio dei farmacisti assunti talvolta con il quarto livello del commercio, ndr). Avevo dei bambini piccoli e non accettai. L’altra proposta era per un part time 24 ore, comprensivo di due domeniche lavorative al mese, con maggiorazione di paga oraria ridicola (peggio di quella per i farmacisti assunti con CCNL farmacie private, il che è tutto dire!). Si trattava di una sostituzione a tempo, io ero già occupata e certo quel “gioco” non valeva il cambio. Quindi, personalmente, il mio bilancio è decisamente positivo per la parafarmacia privata>.

Ivan B.: <Nella GDO ti trovi a dover indicare alla gente il banco salumi, e devi parlare forte per coprire il suono della radio del supermercato>

Anche il dottor Ivan B. ci ha contattato per raccontarci la sua esperienza, ma questa volta rispetto alla farmacia privata descritta nella seconda intervista: <Quando ho iniziato a lavorare in GDO, avevo avuto solo delle brevi esperienze in farmacia (un tirocinio post laurea e una sostituzione estiva di 3 mesi), che furono però valutate positivamente in sede di colloquio. L’azienda in questione credo sia l’unica che assuma applicando il CCNL farmacie private (più premi produttività sulla paga base di 100€ lorde mensili), visto che quasi tutte offrono il contratto del commercio (III o IV livello addirittura). Io fui assunto tramite agenzia interinale per il periodo di prova iniziale, il che non cambia nulla dal punto di vista contrattuale, tuttavia essendo in somministrazione inizialmente si va avanti per scadenze brevi (1 o 2 mesi), quindi ad ogni termine di proroga si vive con l’ansia per l’ eventuale rinnovo successivo. Il lavoro in sé risulta leggermente diverso da quello di molte farmacie strutturate, in quanto hai la responsabilità dell’apertura e della chiusura del punto vendita, oltre che del ritiro dei lotti e degli altri adempimenti. Inoltre, durante la gran parte della giornata si lavora in solitaria, quindi capita che gli ordini alle ditte e il carico merce si facciano anche mentre si servono i clienti, il che richiede capacità di multitasking non indifferenti. Il punto vendita, essendo locato all’interno di un centro commerciale aperto dalle 8 alle 21, 362 giorni su 365, fa si che nell’organizzazione dei turni ci si ritrovi spesso a lavorare nel week end, essendo questi i giorni di massima affluenza. Ovviamente mi rendo conto che la liberalizzazione degli orari ha coinvolto anche le farmacie private, quindi di conseguenza non cambia molto rispetto a quest’ultime. Dare un opinione sui clienti è complicato, poiché credo che questo dipenda soprattutto dalla zona in cui è sito il punto vendita. La tipologia di clientela della parafarmacia variava d’altronde anche in base ai giorni settimanali, in quanto nel weekend si servivano principalmente clienti di passaggio e quindi in cerca dell’offerta o dello sconto, mentre durante la settimana servivamo perlopiù clienti affezionati. Il lavoro era organizzato mensilmente su turni con altre due colleghe farmaciste (una responsabile e l’altra collaboratrice come me), per le ferie ci si accordava dapprima tra colleghi per poi indicare il periodo al responsabile delle risorse umane dell’azienda. La produttività veniva monitorata quotidianamente attraverso il riepilogo giornaliero, ma per fortuna non ci sono mai state forti pressioni sotto questo punto di vista. L’azienda inoltre organizzava delle giornate di formazione retribuite e puntava molto sull’aggiornamento professionale. Ritengo che tale esperienza sia stata di fondamentale importanza per la mia crescita professionale, in quanto mi ha dato la possibilità di avere l’intera panoramica relativamente alla gestione del punto vendita. Tuttavia, ho deciso di tornare in farmacia per non perdere la dimestichezza con i farmaci etici, con la legislazion farmaceutica, con i DPC e le diagnostiche. Oltre a questi aspetti propriamente tecnici, la farmacia, in qualità di piccola impresa, consente il contatto diretto col proprio datore di lavoro. Molto spesso durante l’esperienza in GDO ho avuto come la sensazione che la professionalità del farmacista venisse sminuita. Il fatto che non possano essere dispensati farmaci di fascia C e fascia A determina una distorsione dell’immagine del professionista da parte della clientela, la quale molto spesso crede che il “parafarmacista” (termine virgolettato, ndr) non sia laureato o abbia conseguito una laurea minore. Gli inconvenienti di lavorare all’interno di una GDO, inoltre, sono quelli di trovarsi ad indicare il banco salumi, di fare gli slalom tra i carrelli e dover utilizzare un tono di voce molto alto al fine di contrastare la musica della radio del supermercato>.

Ringraziamo tutti i colleghi che hanno voluto raccontarci la loro storia, per aiutarci a costruire un quadro quanto più dettagliato possibile del lavoro nella GDO. Concludiamo con l’augurio che ai colleghi impiegati nella GDO venga quanto prima riconosciuto un contratto adeguato alla loro professionalità.

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Autore: Farmacisti al Lavoro

Il blog per i farmacisti che non si accontentano

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