Il farmacista territoriale: commesso o professionista sanitario?

Nonostante la solida preparazione scientifica, alcuni fattori contribuiscono a rendere il farmacista più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario. Quali sono, e che cosa possiamo fare per riguadagnare il ruolo che ci spetta, nella società e nel SSN?

Il farmacista è retribuito sul valore della merce che vende. Ma ci sono altre tre ragioni che lo rendono più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario.

<Il farmacista ormai è soltanto un commesso>. Fra tanti luoghi comuni che si sentono in giro, questo è sicuramente il meno apprezzato dalla nostra categoria, che vorrebbe ricevere un maggior riconoscimento del proprio ruolo sanitario. Tuttavia è innegabile che, dal punto di vista remunerativo, il farmacista abbia più affinità con i negozianti che con i medici e gli infermieri. Infatti, a differenza dei medici e degli altri operatori sanitari, che vengono retribuiti per la prestazione svolta, il farmacista è retribuito solo indirettamente, in base al valore della merce venduta. Ipotizzare un sistema dove il farmacista è rimborsato a prestazione è sicuramente possibile, anzi va dato merito a Federfarma di aver fatto qualche timido tentativo in questa direzione. Tuttavia, il metodo remunerativo è soltanto uno dei quattro fattori che- a nostro parere- allontanano il farmacista dal suo ruolo di professionista sanitario e lo avvicinano a un commerciante. In questo approfondimento definiremo quali siano gli altri tre, ma soprattutto diremo che cosa, secondo noi, possono fare i farmacisti- come categoria- per porvi rimedio e riguadagnare il ruolo che ad essi spetta nella società e nel SSN.

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Test d’ingresso a farmacia: noi siamo favorevoli, ecco perché.

Troppi farmacisti, poco motivati, poco selezionati, che faticano a rivendicare il loro ruolo sanitario. In questo editoriale, vi raccontiamo perchè Farmacisti Al Lavoro appoggia la FOFI nella proposta del numero chiuso nazionale a Farmacia.

La FOFI ha proposto, come soluzione alla disoccupazione, il numero chiuso nazionale nelle facoltà di Farmacia.

Il numero chiuso programmato è la proposta elaborata dalla FOFI, per voce del suo presidente Andrea Mandelli, per cercare di risolvere il problema della disoccupazione nella nostra categoria: 7000 farmacisti attualmente in cerca di lavoro, che potrebbero diventare quasi dieci volte tanti nei prossimi vent’anni se non si troverà una soluzione per contenere il problema. Nel prossimo approfondimento daremo spazio all’opinione di alcune voci critiche (anche se la maggior parte dei farmacisti sembra favorevole), ma in questo editoriale di Farmacisti Al Lavoro vorrei spiegarvi perchè, personalmente, sono assolutamente favorevole.

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Farmaco senza farmacista: lettera aperta al presidente FOFI

In questa lettera aperta, Farmacisti Al Lavoro scrive al presidente Mandelli per chiedergli di prendere posizione contro la proposta di abolire l’obbligatorietà del farmacista nella vendita dell’OTC, alla luce dei risultati del sondaggio che visto l’89% dei colleghi contrari.

Egregio Presidente Mandelli,
Le scrivo questa lettera aperta per chiederle di rompere ufficialmente il suo assordante silenzio, come rappresentante della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, riguardo alla proposta avanzata dalla presidente di Federfarma, Annarosa Racca, di abolire l’obbligatorietà della presenza del farmacista nella vendita dei farmaci da banco.

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