Soluzioni alla disoccupazione: i farmacisti danno ragione a Mandelli.

Botta e risposta fra Gullotta e Mandelli: secondo il rappresentante della FNPI gli esercizi di vicinato possono essere una risposta alla disoccupazione, mentre secondo il presidente FOFI la risposta è la farmacia dei servizi. Chi ha ragione secondo i farmacisti italiani?

Davide Gullotta, presidente della Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane, ha sottolineato in un comunicato stampa il ruolo delle parafarmacie come antidoto al precariato. Non ha tardato ad arrivare la replica del presidente dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, secondo il quale l’ antidoto alla grave disoccupazione nella categoria passa attraverso la farmacia dei servizi, oltre alla riprogrammazione dei corsi universitari.

Su Farmacisti Al Lavoro ci siamo occupati, in passato, di studiare gli annunci comparsi su Farmalavoro per valutare chi, tra farmacie, parafarmacie e GDO, tendesse ad offrire più lavoro e quindi avesse un ruolo maggiore nella lotta alla disoccupazione. In questo sondaggio abbiamo invece chiesto ai nostri lettori chi, a loro avviso, avesse ragione in questo botta e risposta: Mandelli quando sostiene che la soluzione alla disoccupazione sia la farmacia dei servizi, o Gullotta quando sostiene la necessità di valorizzare le parafarmacie?

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Abusivismo in farmacia: come comportarsi se si assiste al reato?

Nonostante l’abusivismo professionale sia un problema diffuso, molti colleghi ritengono che ci siano pochi controlli. Come mai? E soprattutto, che cosa fare se si assiste al reato di abuso di professione?

Assumere un commesso non è solo un rischio per la salute pubblica, ma anche un danno per i titolari onesti e i collaboratori senza lavoro.

Nel precedente approfondimento ci siamo occupati dell’annoso problema dell’abusivismo professionale in farmacia. Assumere un commesso e fargli fare il lavoro di un farmacista non costituisce solo un reato penale e un grave rischio per salute pubblica, ma rovina anche il già fragile mercato del lavoro dei farmacisti e danneggia i titolari onesti, che non tagliano illegalmente sui costi. Dopo la pubblicazione, in molti fra collaboratori e titolari ci hanno scritto per chiederci come mai non si facciano abbastanza controlli e che cosa si possa fare per risolvere questo problema. Partiamo quindi dalla domanda più importante: chi deve fare i contolli? E quindi: che cosa potete fare voi farmacisti se come colleghi o come clienti assistete al reato di abuso di professione?

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Tachipirina 1000, Gentalyn, Tobral: ecco i farmaci che i farmacisti vorrebbero SOP

Tachipirina 1000, Oki, Monuril: quali farmaci attualmente sottoposti a obbligo di ricetta dovrebbero essere resi disponibili senza obbligo di prescrizione secondo i farmacisti italiani?

Nonostante le ampie competenze in farmacologia, spesso superiori a quelle degli stessi medici, i farmacisti non sono autorizzati dalla legge italiana alla prescrizione di medicinali. Fra l’altro le istituzioni di categoria non si sono mai mostrate ansiose di ottenere questa facoltà, ragion per cui l’introduzione della figura del prescribing pharmacist nel nostro paese sembra ancora molto lontana. Nel frattempo, le uniche circostanze in cui è ammesso procedere all’erogazione di un farmaco di tabella 4 o 5 senza la prescrizione medica sono quelle previste dal DM 31/03/08, relativa alla dispensazione in caso di urgenza. Le possibilità operative del farmacista però possono essere aumentate in maniera molto più rapida tramite un delisting. Si intende, con questo termine, il passaggio di un farmaco dalla tabella 4 o 5 alla classificazione di SOP, ovvero di medicinale senza obbligo di prescrizione.

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Il farmaco senza il farmacista: l’89% dei colleghi dice di no.

Federfarma, nella sua battaglia contro le parafarmacie, propone di abolire l’obbligatorietà del farmacista per la vendita dell’OTC. Che cosa ne pensano i farmacisti italiani?

La battaglia tra farmacie e parafarmacie rischia di mietere una vittima illustre: il farmacista, che si ritroverebbe privato dell’esclusività del farmaco. La presidente di Federfarma, Annarosa Racca, ha dichiarato testualmente che è allo studio ” la possibilità di poter vendere specifici farmaci da banco di uso comune, anche al di fuori delle farmacie, senza la presenza obbligatoria di un farmacista”. Ma che cosa ne pensano i farmacisti italiani?

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Liberalizzazioni: la parola ai farmacisti

Nessuno ha mai chiesto ai farmacisti italiani che cosa pensino della discussa liberalizzazione del settore. Ci ha pensato Farmacisti Al Lavoro, in questo sondaggio che ha coinvolto quasi trecento colleghi.

La posizione delle associazioni di categoria è nota, ma che cosa pensano delle liberalizzazioni i singoli professionisti del farmaco?

Liberalizzare: questa è la ricetta che governi di colori diversi hanno proposto e continuano a proporre ad intervalli regolari come soluzione per risolvere la perpetua crisi economica di questo paese. E agli occhi di questi governi, le farmacie hanno sempre costituito un bersaglio naturale in quanto la legge impone che il titolare sia un professionista iscritto all’ordine e fissa il numero di esercizi sul territorio in base ad una pianta organica. È nota in merito la posizione delle varie associazioni professionali e sindacali dei farmacisti. Le liberalizzazioni sarebbero <Un rischio per le garanzie dei cittadini> secondo il presidente della FOFI Andrea Mandelli, sulla stessa linea d’onda della presidente di Federfarma Annarosa Racca che ritiene che le liberalizzazioni potrebbero minare <l’indipendenza del ruolo del farmacista>. La contrarietà al capitale unisce per una volta titolari di farmacia e di parafarmacia, anch’essi contrari per il pericolo che si creino <pericolosi oligopoli>. Solo i rappresentanti dei non titolari, tramite il sindacato Sinasfa, sembrano favorevoli. Ma che cosa ne pensano i singoli professionisti? Farmacisti Al Lavoro ha coinvolto quasi trecento colleghi in un sondaggio sull’argomento, ed ecco i risultati.

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