Liberalizzazioni: la parola ai farmacisti

Nessuno ha mai chiesto ai farmacisti italiani che cosa pensino della discussa liberalizzazione del settore. Ci ha pensato Farmacisti Al Lavoro, in questo sondaggio che ha coinvolto quasi trecento colleghi.

La posizione delle associazioni di categoria è nota, ma che cosa pensano delle liberalizzazioni i singoli professionisti del farmaco?

Liberalizzare: questa è la ricetta che governi di colori diversi hanno proposto e continuano a proporre ad intervalli regolari come soluzione per risolvere la perpetua crisi economica di questo paese. E agli occhi di questi governi, le farmacie hanno sempre costituito un bersaglio naturale in quanto la legge impone che il titolare sia un professionista iscritto all’ordine e fissa il numero di esercizi sul territorio in base ad una pianta organica. È nota in merito la posizione delle varie associazioni professionali e sindacali dei farmacisti. Le liberalizzazioni sarebbero <Un rischio per le garanzie dei cittadini> secondo il presidente della FOFI Andrea Mandelli, sulla stessa linea d’onda della presidente di Federfarma Annarosa Racca che ritiene che le liberalizzazioni potrebbero minare <l’indipendenza del ruolo del farmacista>. La contrarietà al capitale unisce per una volta titolari di farmacia e di parafarmacia, anch’essi contrari per il pericolo che si creino <pericolosi oligopoli>. Solo i rappresentanti dei non titolari, tramite il sindacato Sinasfa, sembrano favorevoli. Ma che cosa ne pensano i singoli professionisti? Farmacisti Al Lavoro ha coinvolto quasi trecento colleghi in un sondaggio sull’argomento, ed ecco i risultati.

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Farmacista con partita IVA: come iniziare

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro svela i trucchi per avviare un’attività libero-professionale.

Se aprire la partita IVA è una vostra libera scelta, allora è probabilmente la scelta migliore che potreste fare, a patto che non amiate la monotonia e siate disposti ad accettare un certo grado di incertezza.

Ci siamo già occupati in diverse occasioni, su Farmacisti Al Lavoro, dell’attività di farmacista svolta in forma autonoma. Che sia in regime esclusivo oppure in forma mista partita IVA / dipendente, i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi, e l’unico scenario che a mio parere dovrebbe scoraggiare l’apertura della partita IVA è il seguente: siete disoccupati e a proporvi di aprire la partita IVA è stata una farmacia, privata o comunale che sia, oppure una parafarmacia, la quale ha già specificato quanto intenda pagarvi. Mediamente, infatti, la retribuzione proposta in questi casi si aggira attorno ai 14-18 €/ora, quando un dipendente ne costa circa 22 e un libero professionista che opera autonomamente dovrebbe proporre tariffe di, come minimo, 25-30 €/ora. Ma se a decidere di diventare liberi professionisti siete voi, allora questa è probabilmente la scelta migliore che potreste fare, a patto che siate persone che detestano la monotonia di lavorare sempre nello stesso posto e che siate disposti ad accettare un certo grado di incertezza. Ma come si avvia un lavoro in libera professione? In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro vi svelerà alcuni trucchi.

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Tirocinio, voucher e indennità speciale quadri

Un collega scrive a Farmacisti Al Lavoro: il tirocinio post laurea concorre al calcolo dell’anzianità per il conseguimento dell’indennità quadri?

Buongiorno,
Seguo il suo blog e lo ritengo veramente molto utile ed interessante, soprattutto per chi come me è alle prime esperienze lavorative. Colgo la palla al balzo per farle una domanda: recentemente sono stato assunto come dipendente in una farmacia. Precedentemente avevo svolto un tirocinio in una farmacia della mia città per cinque mesi, poi avevo lavorato per altri quindici mesi come collaboratore in un’altra farmacia. I cinque mesi come tirocinante potranno essere conteggiati in futuro per l’inquadramento al primo livello con ventiquattro mesi di anzianità- ricevendo di conseguenza un aumento come indennità speciale quadri- oppure ho effettivamente lavorato solamente quindici mesi e quei cinque mesi non contano?
Dott. Aldo Purinolo

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L’omeopatia spacca i farmacisti italiani

L’omeopatia esiste da oltre duecento anni, ma molti studi ne hanno messo in discussione l’efficacia. Farmacisti Al Lavoro ha voluto chiedere ai farmacisti italiani la loro opinione sulla pratica medica inventata (o scoperta) dal dottor Samuel Hahnemann.

Non è un buon momento storico per l’omeopatia, ma i farmacisti italiani non sembrano preoccuparsene più di tanto.

Non è un buon momento storico per la medicina hahnemaniana. Dopo l’editoriale di The Lancet del 2006, intitolato “La fine dell’omeopatia”, e il position statement del 2010 della British Medical Association che l’ha definita “stregoneria” chiedendo che il sistema sanitario inglese smettesse di rimborsare le cure omeopatiche, molte associazioni scientifiche hanno pubblicamente assunto una posizione critica nei suoi confronti, non ultima nel 2015 la Royal Pharmaceutical Society (l’equivalente inglese della nostra FOFI) la quale ha sentenziato: “Continuare a vendere medicinali omeopatici compromette la scientificità della pratica professionale dei farmacisti”. Anche in Italia, è da poco nata una petizione online per limitare la presenza dell’omeopatia negli ospedali e nelle farmacie. Tutto ciò non sembra preoccupare più di tanto i farmacisti italiani, intervistati da Farmacisti Al Lavoro in un sondaggio che ha ottenuto oltre 250 risposte.

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Il farmacista e il contratto sanitario: che cosa cambierebbe?

In questo importante approfondimento, Farmacisti Al Lavoro spiega che cosa cambierebbe per i farmacisti con il passaggio dal contratto del commercio al contratto sanitario. Una strategia di tipo win-win che potrebbe riunire finalmente titolari e dipendenti sullo stesso fronte.

<Se la farmacia è un esercizio commerciale, allora è giusto che applichi il contratto del commercio ma è altrettanto giusto che operi nel mercato senza tutele. Se invece, come è giusto che sia, la consideriamo un presidio sanitario, allora deve essere applicato il contratto del comparto sanità>.

La dottoressa M.M., giovane farmacista collaboratrice, nel febbraio 2015 scrive al Sole 24 Ore una lettera aperta destinata a far discutere. In particolare la dottoressa espone, in un passaggio, una riflessione la cui logica sembra inoppugnabile: <Se consideriamo la farmacia un esercizio commerciale, in quanto vende una vasta gamma di prodotti che la portano a fare concorrenza ad altre attività commerciali, allora questo è compatibile con l’ereditarietà dell’impresa, è giusto che si applichi il contratto del commercio ai farmacisti dipendenti ma è altrettanto giusto che operi nel mercato in un regime di concorrenza senza tutele, quindi non ha senso il numero chiuso. Se invece consideriamo la farmacia, come vuole e pretende il Ministro Lorenzin e la presidente di Federfarma Annarosa Racca e come è giusto che sia, un presidio sanitario con precise funzioni di tutela della salute dei cittadini e quindi settore importante che lo Stato deve tutelare mantenendo il numero chiuso e programmato delle farmacie, allora si deve rimettere in discussione il principio dell’ereditarietà, ed ai farmacisti deve essere applicato il contratto del comparto sanità>.

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